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Come risolvere divergenze, rivalità e stress sul posto di lavoro

Come risolvere divergenze, rivalità e stress sul posto di lavoro

Tratteremo oggi un argomento delicato, forse quello maggiormente diffuso in ambito professionale: la rivalità e lo stress sul posto di lavoro.

In misure e modi differenti, è un aspetto con il quale tutti ci confrontiamo, più o meno quotidianamente.
Ogni situazione è unica, così come sono uniche e diverse le persone, le situazioni e i colleghi.

Mentre alcuni consigli sono validi universalmente.

Lotte di potere, rivalità, disorganizzazione e malintesi: le tensioni in ufficio sono all’ordine del giorno e imparare a gestire le diverse situazioni è l’unica via per la sopravvivenza. Per risolvere i problemi bisogna individuarne le diverse cause perché sono molti i fattori di stress da cui il lavoratore deve guardarsi, e solo comprendendone la natura è possibile affrontarli nel migliore dei modi.

Se il conflitto (fra voi e il vostro capo, o fra voi e i colleghi) è di tipo generazionale si può risolvere aprendo il dialogo tra senior e junior, dando ascolto ai consigli di chi ha esperienza, facendo della tolleranza e dell’apertura mentale un pilastro della propria vita lavorativa. Anche se gli anni che vi separano da un senior sono tanti, dovete ricordare che l’esperienza, in ambito lavorativo, è un plus che non potete ignorare, anche se sapete di essere nel giusto.

Un simile attrito si può avere con l’incontro di diverse personalità. Spesso le scintille scoppiano quando si toccano argomenti sociali, culturali o politici non condivisi. È normale che esistano divergenze ma queste non devono essere fonte di litigio.
Evitare gli argomenti che possono diventare problematici ed essere cortesi sono due strategie fondamentali dalle quali partire.

I conflitti vanno a stretto contatto con le lotte di potere. Si dice che la competizione sia il segreto del successo, ma questa non deve diventare mai un freno al funzionamento dell’impresa e la “sete di potere” non deve guidare le vostre azioni e corrodere i vostri rapporti con i colleghi. Quando succede a voi, o ad un collega, dovete immediatamente ristabilire i confini di ognuno: anche se la competizione è alta e spietata dovete ricordare a voi stessi e agli altri quali sono i reciproci ruoli, le funzioni e i doveri.

Davanti ad ogni situazione di fraintendimento, malessere o insofferenza ricordate che la sola via è la comunicazione e il dialogo. Non costruite muri, non fate ostruzionismo al lavoro degli altri e non provate la tattica del doppio gioco: rischiereste di fare danni irreversibili a voi, al rapporto con i vostri colleghi e persino al giudizio dei vostri superiori.

Lo stress non aiuta e porta ad avere reazioni spropositate: chiunque, se si sente aggredito, ha la tentazione di rispondere a tono. Solitamente però sfogare le proprie emozioni senza alcun filtro porta solo a peggiorare la situazione. Il consiglio è quello di controllare la propria emotività e affermarsi “con tatto”.
L’interesse comune trova terreno fertile se tutte le parti in causa sono soddisfatte, ammettendo i diversi punti di vista senza rinunciare alle proprie opinioni.
Un atteggiamento costruttivo permette l’espressione individuale nel rispetto altrui.

Se nessuno dei consigli porta a una risoluzione almeno soddisfacente, l’unico modo per sbloccare la situazione è ricorrere a una terza persona, neutrale e imparziale: un mediatore. Un personaggio “estraneo” è in grado di dare un parere obiettivo senza nessun interesse personale da difendere. Scelto dall’azienda tra i rappresentanti del personale o da un’impresa specializzata nella gestione dei conflitti tra collaboratori, questa persona mette le parti in causa di fronte alla situazione in una visione indipendente, facendo ragionare tutti per la giusta riuscita del progetto e per la sopravvivenza di tutti.

Fonte: http://www.alfemminile.com/scheda/psiche/f8954-gestire-i-conflitti-in-ufficio.html

4 Risposte a “Come risolvere divergenze, rivalità e stress sul posto di lavoro”

  1. Vale scrive:

    Tutto questo ha dei pro e dei contro, intendo lavorare a stretto contatto con gli altri, in un ufficio.
    Sono freelance e mi manca il lavoro in ufficio, a contatto con gli altri.

    Avete presente i freelance, no? Ora farò un discorso un pò malinconico: penso che lo stress sul posto di lavoro, in un ufficio in condivisione con gli altri, contribuisca molto a migliorare se stessi, in relazione con gli altri.
    Come ci si comporta con gli altri in un ufficio lo sai solo dopo che sei passato per alcune situazioni.
    E tutto questo anche se possa dare stress, aiuta moltissimo, perché è nel confronto che si cresce.

    Te lo hai scritto: controllare la propria emotività e affermarsi “con tatto”, sta tutti qui, secondo me ;)

  2. stefano scrive:

    ciao.
    concordo pienamente con la modalità di approccio, però ci sono casi molto più complicati che non sempre conducono a risultati positivi.
    certo il dialogo, la pazienza, il confronto, la trasparenza e correttezza sono da fare propri nella gestione delle persone, però molto dipende anche dagli altri.
    personalmente gestisco 4 team di 17 persone in totale, e con alcune di esse tutto funziona bene, ma con altre (in particolar modo con 3 di loro) i progressi sono estremamente lenti e faticosi: forse se la società che ci circonda riscoprisse i valori corretti, si sarebbe più portati a farsi un bell’esame di coscienza su chi siamo, quali sono i nostri doveri (e non pensare sempre e solo ai diritti) soprattutto nei confronti dei colleghi…

  3. WASABI scrive:

    Divergenze, rivalità e stress sul posto di lavoro derivano molto spesso dal fatto che in questo paese se non sei a capo di qualcosa o di qualcuno sei considerato una merdaccia.

    Ce l’ha insegnato fin dal 1975 quel genio di Paolo Villaggio con la tragicomica saga del rag. Fantozzi. In Italia non puoi essere semplicemente un professionista serio, preparato, competente e responsabile. Se svolgi un ruolo operativo, qualunque esso sia, sei considerato l’ultima ruota del carro, uno sfigato, “manovalanza”. Insomma, una merdaccia.

    Di conseguenza, sia nel pubblico che nel privato, vi è da sempre una ressa furibonda e senza regole per arrivare ad accaparrarsi qualsiasi posizione che offra un minimo di potere o di presunto prestigio. Il risultato è che a spuntarla non è mai chi se lo merita veramente ma chi è più furbo, più losco, e più portato alla prevaricazione sugli altri, a prescindere dalle sue reali capacità professionali che anzi, quasi sempre, lasciano molto a desiderare.

    E’ la logica del demerito, dove le reali qualità delle persone non valgono niente. Niente di niente. Anzi, chi è veramente capace spesso rinuncia in partenza alla lotta perché ritiene di avere ancora una dignità e dei principi. Preferendo rimanere merdaccia.

    “Ricordate figlioli
    di essere sempre disonesti,
    di essere sleali con i colleghi.
    Non praticate amicizie disinteressate
    ma usate il ricatto, il leccaculismo.
    E praticate spesso delazione.
    Solo così potrete assurgere
    ai più alti livelli aziendali.”

    Direttore Naturale
    Gran Mascalzon
    Lup. Man.
    Pez. Di Merd.
    Dott. Matteo Maria Barambani

    (Tratto da “Fantozzi alla riscossa”, 1990)

  4. Almu scrive:

    Ciao tutti,

    bell’articolo! sono completamente d’accordo.

    Anche la consultazione si basa proprio sull ‘espressione individuale nel rispetto altrui’; la scintilla causata dalla diversità delle idee fa arrivare a un risultato ‘comune’. Ognuno esprime il propria opinione e quando lo propone agli altri su un argomento questa non è più sua ma appartiene al gruppo che può accettarla oppure no. Tutto ciò certamente è nel rispetto altrui perché è molto naturale avere punti di vista differenti altrimenti il mondo non andrebbe avanti.

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