Il termine green economy è ormai entrato a far parte della nostra quotidianità.
Ma perché parlarne in un blog dedicato al lavoro?
Perché l’economia basata sullo sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, non solo investe tutti i comparti produttivi, ma genera anche nuovi posti di lavoro e permette la riqualificazione di molti profili che, altrimenti, non troverebbero più spazio nel mondo dell’occupazione.
Un rapporto del 2008, commissionato da Unep (United Nations Environment Programme), stimava che questa particolare economia avrebbe generato 4 milioni di posti di lavoro soltanto nei Paesi più industrializzati e, ad oggi, si può constatare che questa previsione era esatta.
La green economy costituisce un’opportunità sia per nuovi profili, che per chi ha bisogno di reinventare la propria professione e renderla appetibile per un mercato del lavoro in continua evoluzione.
Esistono una serie di profili professionali ad hoc per la green economy e che stanno diventando sempre più diffusi. Gli ingegneri elettronici di oggi progettano gli impianti di energia pulita, gli energy manager si occupano di gestire queste innovazioni energetiche all’interno delle Aziende e delle Pubbliche Amministrazioni, gli educatori ambientali contribuiscono alla presa di coscienza delle nuove generazioni circa la necessità di rispettare la natura ed impegnarsi in un modello di sviluppo ecosostenibile.
Questi sono solo alcuni esempi, la lista è ben più lunga: l’auditor esperto in emissioni di gas serra, il tecnico superiore per qualità e sostenibilità, lo statistico ambientale, l’operatore di marketing delle produzioni agroalimentari biologiche, il risk manager ambientale, l’ingegnere delle emergenze, il progettista di architetture sostenibili, l’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali ed altri ancora.
Altre professioni seguono questo trend riadattandosi alle necessità dell’economia sostenibile. L’eco-chef crea piatti originali utilizzando produzioni locali, biologiche e a chilometro zero; l’eco-stilista inventa i suoi modelli con materiali ecologici o, addirittura, di riciclo; l’eco-parrucchiere usa solo phon e piastre a basso consumo, limita l’uso dell’acqua e dell’aria condizionata e sceglie prodotti ecologici.
Anche tra i profili high level esistono figure che fanno della green economy la loro guida: l’eco-diplomatico rappresenta le istituzioni nelle politiche di ratifica dei trattati internazionali e l’eco-avvocato è specializzato in diritto di conservazione e tutela dell’ambiente.
L’Italia, da questo punto di vista, è all’avanguardia nel settore enogastronomico, ad esempio, nel comparto enologico gli occupati sono aumentati del 50% negli ultimi dieci anni e le aziende di biotech sono diventate 100 con 10mila addetti. Si tratta di dati incoraggianti che stanno sollecitando anche l’istituzioni di nuovi corsi di laurea orientati in questo senso.
Fonti: www.unioncamere.gov.it, www.un.org, www.miur.it


